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La storia

Il Museo fu inaugurato nel 1993, per volontà dell’allora presidente della Comunità ebraica Mario Stock e della figlia di Carlo e Vera Wagner, Gianna, assieme al marito Claudio de Polo Saibanti. L’allestimento fu progettato dall’arch. Ennio Cervi, con la cura scientifica di Luisa Crusvar, Silvio Cusin, Ariel Haddad e Livio Vasieri.

Come sede fu scelto un edificio che riveste un particolare significato storico per la Comunità e che è stato dichiarato sito d’interesse nazionale.

In via del Monte 5-7, tra fine Settecento e fine Ottocento, funzionò un ospedale israelitico i cui locali vennero in seguito utilizzati per ospitare le migliaia di profughi in fuga, prima dall’antisemitismo zarista e poi dal nazismo, che attraverso il porto di Trieste raggiungevano la Palestina britannica o le Americhe. Aveva sede nell’edificio anche l’Agenzia ebraica che assisteva l’emigrazione ebraica verso Eretz Israel. La città, per il ruolo che ebbe tra le due guerre, si guadagnò il nome di Shaar Zion, Porta di Sion.

Nel 2014-15, la Comunità ebraica di Trieste ha intrapreso un’opera di riallestimento complessivo. Il nuovo itinerario e i testi sono stati curati da Annalisa Di Fant, con la supervisione di Tullia Catalan e l’aiuto del comitato scientifico composto da Stefano Fattorini, Ariel Haddad, Mauro Tabor e Livio Vasieri.

Due gli obiettivi principali: valorizzare il ricco patrimonio posseduto dal Museo, che per qualità e quantità è uno dei più importanti d’Italia e rappresenta una testimonianza unica di vita ebraica nel Friuli Venezia Giulia; rendere il percorso espositivo fruibile nel miglior modo possibile dai visitatori, italiani e no – grazie ai contenuti tutti disponibili anche in inglese – con un’attenzione particolare alle scolaresche.

Il 14 settembre 2014, in occasione della Giornata europea della cultura ebraica, è stata inaugurata la prima parte rinnovata: la sezione dedicata alla cultura, allestita al primo piano di via del Monte 7, dove si trova anche lo spazio conferenze. Progetto a cura di Massimiliano Schiozzi e Cristina Vendramin (Comunicarte, Trieste).

Il 29 marzo 2015 è stato completato il riallestimento con l’apertura, negli spazi siti al piano terra, accessibile da via del Monte 5, con le sezioni dedicate a spiritualità e tradizioni, storia della Comunità ebraica di Trieste, Shoah, rapporto con Eretz Israel. Progetto a cura di Giovanni Damiani e Matteo Bartoli (Fresco, Trieste).

Nel 2017 vi è stato un ulteriore ampliamento: il secondo piano di via del Monte 7 si è trasformato nello spazio destinato ad ospitare le mostre temporanee. Progetto a cura di Giovanni Damiani.

Il museo oggi

Il Museo oggi offre al pubblico, oltre al vasto allestimento permanente, le mostre temporanee che organizza assieme al Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Trieste o grazie ai prestiti di altre Istituzioni.

Nello spazio conferenze sito al primo piano di via del Monte 7 e capace di 80 posti, ospita conferenze, presentazioni di libri, proiezioni di film e documentari, convegni, corsi di formazione, incontri con studenti.

Il Museo ha particolarmente a cuore il rapporto con il mondo della scuola: dalla formazione dei docenti, per i quali organizza annualmente dei corsi di aggiornamento, all’accoglienza fornita a scolaresche di ogni ordine e grado.

La collezione

Il patrimonio esposto nel Museo attinge alla vasta collezione di Judaica della Comunità ebraica triestina, con oggetti di arte rituale raccolti a seguito dello smantellamento delle quattro antiche Sinagoghe o Schole triestine.

Le collezioni si compongono di argenti (di particolare pregio quelli settecenteschi eseguiti a Venezia) tessuti, documenti e libri che testimoniano la vita ebraica sia nella dimensione comunitaria sia in quella famigliare. Nei nomi degli antichi proprietari e donatori di questi oggetti – il più antico, una piastra da Sefer con incisioni dai caratteri goticizzanti, risale al 1593 – riecheggiano i grandi gruppi familiari di ebrei triestini protagonisti della storia cittadina.

Qui sono inoltre conservati alcuni documenti storici di grande importanza, come un libro dei pegni di metà Seicento e le Patenti sovrane concesse nel 1771 dall’imperatrice Maria Teresa d’Asburgo.

Vi è poi la documentazione riguardante la storia e la memoria degli ebrei triestini deportati nei campi di sterminio durante la Shoah. Toccante la raccolta degli oggetti personali razziati dai nazisti. Ritrovati dagli alleati all’interno di bisacce di juta, furono spediti a Roma, dove per decenni rimasero dimenticati in un sotterraneo del ministero del Tesoro. Nel 2000 vennero restituiti alla Comunità ebraica di Trieste, che decise di esporne parte nel proprio museo e di donarne una piccola ma significativa selezione al civico museo della Risiera di San Sabba e al museo Yad Vashem di Gerusalemme.

L’allestimento è arricchito da diversi contenuti multimediali ed è presentato interamente in doppia lingua italiano-inglese.

L’esposizione permanente

piano terra

La sezione riservata alla dimensione religiosa è allestita nei locali del piccolo Beth HaKnesset “polacco” che appare parzialmente conservato nella sua configurazione originale, con l’Aròn (armadio sacro) sistemato sulla parete orientale, la bimà (leggio) e le panche che erano state portate qui dopo la demolizione dell’ultima Schola in Ghetto. Il soffitto rivela parte delle antiche travate in legno del solaio, da cui pendono alcuni esemplari di ner tamid (lume perenne) e lampade sabbatiche. In questa sala, che racconta anche la gestione tra Sette e Ottocento dei tre pilastri della Comunità – culto, educazione e beneficenza – sono esposti gli argenti di uso sinagogale, alcuni parokhot (cortine per l’Aròn, come quello in velluto verde a ricami d’oro donata da rav Itzhack Guetta alla Schola n. 3) e oggetti di uso famigliare. Gli argenti sinagogali, raccolti nel corso del tempo a seguito dello smantellamento delle quattro antiche Sinagoghe triestine, sono di particolare pregio. Si tratta di diversi set di ornamenti per il Sefer composti da keter (corona), rimmonim (pinnacoli) e tass (piastra da Sefer) prodotti a Venezia, Ancona e Trieste in gran parte tra gli inizi del Settecento e fine Ottocento. Tra essi anche un pezzo particolarmente prezioso: un tass del 5353 (1593), che è uno dei più antichi oggi esistenti.

Nelle altre sale del pianoterra il visitatore può ripercorrere l’evoluzione storica della Comunità ebraica triestina dalle sue origini medievali fino al dopoguerra, accompagnato da testi e documenti, che spaziano da un libro dei pegni seicentesco, alle patenti sovrane concesse nel 1771 dall’imperatrice Maria Teresa d’Asburgo, fino alla toccante raccolta di oggetti personali razziati dai nazisti durante l’occupazione agli ebrei che furono deportati nei campi di sterminio.

Due infografiche presenti all’inizio del percorso forniscono in modo sintetico un quadro generale per chi non potesse soffermarsi a leggere i diversi pannelli.

scale

Passando dal piano terra al primo piano, sul vano scale, vi sono delle immagini simboliche della rinascita dopo la Seconda guerra mondiale, della storia particolare dell’edificio e del rapporto con Eretz Israel.

piano primo

La sezione dedicata alla cultura propone una ricca e dettagliata carrellata di figure, note e meno note, a partire da chi operò a Trieste alla fine del Settecento, fino ai più vicini “eclettici”, attivi nel Ventesimo secolo.

Accessibile dal primo piano, sulla terrazza esterna, si trova anche un piccolo orto lapidario, che espone frammenti di pietre tombali provenienti dall’antico Cimitero e pochi resti della casa Levi in Ghetto, oltre a due vasche settecentesche, l’una per l’immersione rituale delle donne e l’altra per il lavaggio dei defunti.

La biblioteca

Il Museo nel corso del tempo ha costruito una vasta biblioteca, grazie anche alle donazioni di fondi librari pervenute dai professori Giovanni Miccoli e Riccardo Guala Duca, oltre che da persone iscritte o vicine alla Comunità, che hanno deciso di devolvere le proprie biblioteche private.

La biblioteca al momento non è aperta al pubblico, ma su richiesta, contattando il Museo, è possibile effettuare ricerche negli ambiti di ricerca riguardanti ebraistica, antisemitistica, storia contemporanea e sociologia.

Ph. Alessandro Bettoso